Dopo aver letto il delirante articolo di Tremonti sul mercatismo mi permetto alcune considerazioni:
- la critica che fa al “mercatismo” è effettivamente delirante;
- imho nasconde un “liberismo paraculo”, simile al “socialismo delle nazioni” di moda negli anni 30.
L’analisi di Mr.T ha i suoi punti chiave facili facili:
- il pensiero unico liberista è un residuo del materialismo storico;
- l’omologazione si combatte rispolverando nazionalismi e le regionalismi;
- la globalizzazione è pericolosa per il dumping sociale della Cina.
Più che antiliberista, Tremonti è un “corporativista europeo” che appoggia politiche liberiste come la mercificazione dell’acqua e dei servizi pubblici di base.
L’attacco all’articolo 41 della Costituzione mostra che la “critica al mercatismo” è un bluff: perché sono queste le parole ci differenziano dalla Cina
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale
o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni
perché l'attività economica pubblica e privata
possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Share
June 10 2010 | Politica | Commenta per primo! »
Non è un’esclamazione ma uno dei market di Beijing. Sembra i MAS di piazza Vittorio – con sette piani però – dove vendono tutto: dall’elettronica ai vestiti, dall’iPhone alle Timberland…ovviamente made in Asia.
Come quasi ovunque in Asia, non esistono i cartellini coi prezzi: è la commessa a fare il prezzo dopo avervi dato una rapida occhiata. Il valore della merce cambia con gli avventori: americani, giapponesi, indiani, africani, arabi, europei, cinesi…
Parlando cinese si ottengono prezzi migliori. Comunque sia è necessario contrattare: in inglese, in cinese o digitando numeri su una grossa calcolatrice.
All’inizio ero fiero dei prezzi strappati dopo ore di contrattazione: poi ho scoperto non solo che si poteva fare molto meglio, ma che molta dell’elettronica acquistata – ovviamente a prezzi ridicoli – non funzionava. Penne USB tarocche ma perfettamente confezionate, pile scariche, ma anche finto GoreTex e MadeInItaly(?) a gogo.
Dopo un po’ d’esperienza si riescono a fare ottimi affari, soprattutto sull’abbigliamento, e a bilanciare rischio e convenienza.
Yasho è un posto per occidentali: te ne accorgi dall’inglese, parlato a smozzichi e bocconi da tutti i commessi.
In realtà infatti nessuno in Cina parla inglese (e non tutti scrivono in cinese) se non chi ha contatti con gli occidentali.
English spoken, ma anche Chenglish: e si aprono al cinese le porte del lavoro. Le tonnellate di merce prodotta “a prezzi popolari” vengono poi vendute dagli “english spoken” a prezzi quasi occidentali.
Cresce così la forbice sociale e la distanza tra città e campagna.
Share
February 22 2008 | Sviluppo | 3 Commenti »
Inizia qui un diario postumo del viaggio in Cina. Nella speranza che possa interessare/incuriosire su questa realtà vista spesso con gli occhiali sbagliati.
Bei jing / Pechino. La capitale del Nord.
Significa proprio questo, Pechino. Noi la chiamiamo così a causa della vecchia traslitterazione: Pe’king.
Arriviamo nella vetrina dell’impero di mattina e troviamo Clem che è venuto a prenderci in aeroporto. A Pechino atterra il mondo, la chilometrica fila alla dogana scorre veloce, e con un bottone si valuta l’operato delle guardie – forse l’unica forma di voto che c’è in Cina.
Appaiono cartelli alla 1984 dove si spiega che “stiamo lavorando per voi”.
Finita la burocrazia inizia il mercato: la prima cosa che fa il turista è prendere una SIM cinese per chiamare a 3¢/min sulla rete nazionale (ma si paga un pochino pure per ricevere): è anche così che la China Mobile tra le prime aziende mobili del mondo.
Il sorridente Clem ci porta a casa: tra l’aeroporto e la città c’è un fiume di macchine e grattacieli sempre in costruzione. I palazzi spuntano come i fiori di Fantasia.
Il pranzo italiano si tiene nello stupendo complesso residenziale con golf annesso dove abitano i nostri amici: molti italiani qui abitano in questi complessi dal look californiano…
Share
January 25 2008 | Politica and Sviluppo | 1 Commento »