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	<title>cina &#8211; RobertoPolli.it</title>
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	<description>Idee per la partecipazione, trasparenza e innovazione nella terza circoscrizione</description>
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		<title>Sulla rappresentanza degli interessi particolari</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 16:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
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		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Da tempo si discute nel PD sulla rappresentanza degli interessi particolari. Cacciari come Tramonti paventano e auspicano l ipotesi di un partito appenninico, e da fronti differenti accreditano questo alla incapacità di rappresentare interessi locali e particolari. Vero è che in queste particolarità troviamo interessi spesso contrastanti: agricoltori alle prese con le quote latte, imprenditori del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo si discute nel PD sulla rappresentanza degli interessi particolari. Cacciari come Tramonti paventano e auspicano l ipotesi di un partito appenninico, e da fronti differenti accreditano questo alla incapacità di rappresentare interessi locali e particolari.</p>
<p>Vero è che in queste particolarità troviamo interessi spesso contrastanti: agricoltori alle prese con le quote latte, imprenditori del manifatturiero e del tessile, scuole parificate, tassisti, ordini professionali, partite iva.</p>
<p>A torto o a ragione, la sinistra per queste categorie ha sempre rappresentato uno spauracchio o &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; una sciagura naturale come un alluvione o un temporale.</p>
<p>Le cause sono molteplici, ma credo che semplificando basti analizzarne due.</p>
<ol>
<li>L&#8217;eredità storica della lotta operaia: che vede nella borghesia ieri e nel lavoro autonomo oggi un nemico di classe sin dalla rivoluzione francese; questa analisi è legata quindi al plus valore, alla proprietà dei mezzi di produzione e della gestione del capitale.</li>
<li>La composizione del tessuto sociale del secondo millennio dopo la globalizzazione.</li>
</ol>
<p>La prima causa, ossia l&#8217;equazione imprenditore uguale sfruttatore, dovrebbe trovare soluzione nella legislazione fiscale.<strong> La progressivita&#8217; delle aliquote e il diritto del lavoro dovrebbero estinguere quest &#8220;debito&#8221; originario</strong>.</p>
<p>Una politica di spesa sprecona e i disservizi delle istituzioni invece fanno si che gli imprenditori si sentano vessati mentre spesso i dipendenti non percepiscono un salario necessario a una vita dignitosa. In Italia &#8211; con un&#8217;economia prettamente statale e parastatale &#8211; si aggiungono i <strong>ritardi dei pagamenti delle amministrazioni verso le aziende fornitrici</strong> &#8211; <strong>percepiti</strong> a torto dagli imprenditori <strong>come un esproprio proletario operato dalla sinistra</strong> anziché come una negligenza di uno stato inefficiente.</p>
<p>A fronte di questa vessazione fattuale<strong>, la politica ha però tollerato l&#8217;evasione fiscale come anestetico </strong>: il risultato è una diffusa illegalità e una sostanziale diseguaglianza negli attori del mercato. Lavoratori e imprese di Serie A e di Serie B. Tutelati tout-court e schiavi del nuovo millennio.</p>
<p>Affrontare seriamente questo tema vuol dire <strong>creare uno stato giusto</strong>. <strong>Verso i tutti i lavoratori e tutte le imprese,</strong> alle quali si richiede il rispetto delle norme e che una volta estinto il &#8220;debito sociale&#8221; &#8211; quale che sia l&#8217;entità decisa dallo stato &#8211; non devono essere vessate ulteriormente.</p>
<p>La seconda causa è quella più interessante, perché legata alla lacerazione della societa&#8217; e del sistema produttivo che dobbiamo ricomporre. <strong>Lo sviluppo</strong> che ha migliorato la qualità della vita e limato le differenze sociali fino agli anni &#8217;90 &#8211; anni d&#8217;oro per il  Socialismo Europeo &#8211;  <strong>si è allargato al resto del globo, lasciando lentamente la Vecchia Europa</strong>.  Da lì sono partiti gli scricchioli che hanno portato con le <strong>delocalizzazioni e la crescita delle importazioni low-cost dall&#8217;oriente i primi conflitti locali</strong>. Da lì si sono riaccesi i conflitti tra gli interessi particolari. Interessi particolari in conflitto significa che <strong>piccoli pezzi di paese remano in direzioni diverse. E in questo caso serve capire perché</strong>.</p>
<p>La ricomposizione passa per un&#8217; idea di crescita e di sviluppo sostenibile e competitivo nel mercato globale:  il paese deve trovare il modo di agire insieme &#8211; come una nuova tribù durante una battuta di caccia. Tocca studiare dove quindi nascono e quali sono le ragioni degli interessi particolari e dei loro conflitti, capire quali sono legittime e quali invece mera ricerca di privilegi.</p>
<p>Sugli ordini professionali il partito ha da tempo preso posizione guardando al mondo anglo sassone e decidendo di chiudere col corporativismo. Sulle quote latte il discorso più complesso e parte dall&#8217; evasione delle quote e dal rapporto costo benefici, passando dal la competizione tra allevatori che  hanno rispettato le quote è quelli che invece non lo hanno fatto. Ma ben poco è stato fatto per governare o spiegare il meccanismo delle quote in un <strong>sistema agricolo che probabilmente non era pronto a competere in un sistema europeo ieri e globale oggi</strong>.</p>
<p>Sul manifatturiero c&#8217;e&#8217; da capire le effettive necessità del settore e delle imprese, e cosa può essere fatto di utile nell&#8217;ottica di uno <strong>sviluppo sostenibile e che incentivi l&#8217;export e l&#8217; innovazione</strong>.</p>
<p>Anche qui <strong>chi ha corteggiato queste categorie con soluzioni illusorie</strong> o temporanei sollievi dalla competizione globale<strong> è stato un po&#8217; come un pusher che da&#8217; al malato dosi sempre più forti di morfina</strong> senza pensare al momento del risveglio.</p>
<p>Compito di un partito non è di essere il citofono delle categorie, ma di aiutarle ad elaborare soluzioni efficienti che funzionino nel sistema globale. Dialogare e spiegare , accogliendo critiche e suggerimenti, ed emendando anche le proprie posizioni.</p>
<p>Le quali però non possono che rientrare in un quadro organico, che è la strada da  percorrere per uscire dalla crisi e dare ai nostri figli un paese migliore.</p>
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		<title>Tremonti: il bluff antiliberista</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 00:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver letto il delirante articolo di Tremonti sul mercatismo mi permetto alcune considerazioni: la critica che fa al &#8220;mercatismo&#8221; è effettivamente delirante; imho nasconde un &#8220;liberismo paraculo&#8221;, simile al &#8220;socialismo delle nazioni&#8221; di moda negli anni 30. L&#8217;analisi di Mr.T ha i suoi punti chiave facili facili: il pensiero unico liberista è un residuo del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver letto il <a href="http://www.ragionpolitica.it/testo.8154.contro_mercatismo.html">delirante articolo di Tremonti sul mercatismo</a> mi permetto alcune considerazioni:</p>
<ul>
<li>la critica che fa al &#8220;mercatismo&#8221; è effettivamente delirante;</li>
<li>imho nasconde un &#8220;liberismo paraculo&#8221;, simile al &#8220;socialismo delle nazioni&#8221; di moda negli anni 30.</li>
</ul>
<p>L&#8217;analisi di Mr.T ha i suoi punti chiave facili facili:</p>
<ul>
<li>il pensiero unico liberista è un residuo del materialismo storico;</li>
<li>l&#8217;omologazione si combatte rispolverando nazionalismi e le regionalismi;</li>
<li>la globalizzazione è pericolosa per il dumping sociale della Cina.</li>
</ul>
<p>Più che antiliberista, Tremonti è un &#8220;corporativista europeo&#8221; che appoggia politiche liberiste come la mercificazione dell&#8217;acqua e dei servizi pubblici di base.</p>
<p>L&#8217;attacco all&#8217;articolo 41 della Costituzione mostra che la &#8220;critica al mercatismo&#8221; è un bluff: perché sono queste le parole ci differenziano dalla Cina</p>
<pre style="text-align: center;">L'iniziativa economica privata è libera.</pre>
<pre style="text-align: center;">Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale</pre>
<pre style="text-align: center;">o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.</pre>
<p style="margin-top: 5px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; font-size: 12px; text-align: center;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: none;" name="2"></a></p>
<pre style="text-align: center;">La legge determina i programmi e i controlli opportuni</pre>
<pre style="text-align: center;">perché l'attività economica pubblica e privata</pre>
<pre style="text-align: center;">possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.</pre>
<p style="margin-top: 5px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; font-size: 12px; text-align: center;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: none;" name="3"></a></p>
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		<title>YASHO!</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 18:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[diario di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è un&#8217;esclamazione ma uno dei market di Beijing. Sembra i MAS di piazza Vittorio &#8211; con sette piani però &#8211; dove vendono tutto: dall&#8217;elettronica ai vestiti, dall&#8217;iPhone alle Timberland&#8230;ovviamente made in Asia. Come quasi ovunque in Asia, non esistono i cartellini coi prezzi: è la commessa a fare il prezzo dopo avervi dato una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un&#8217;esclamazione ma uno dei market di Beijing. Sembra i MAS di piazza Vittorio &#8211; con sette piani però &#8211; dove vendono tutto: dall&#8217;elettronica ai vestiti, dall&#8217;iPhone alle Timberland&#8230;ovviamente made in Asia.</p>
<p>Come quasi ovunque in Asia, non esistono i cartellini coi prezzi: è la commessa a fare il prezzo dopo avervi dato una rapida occhiata. Il valore della merce cambia con gli avventori: americani, giapponesi, indiani, africani, arabi, europei, cinesi&#8230;<br />
Parlando cinese si ottengono prezzi migliori. Comunque sia è necessario contrattare: in inglese, in cinese o digitando numeri su una grossa calcolatrice.</p>
<p>All&#8217;inizio ero fiero dei prezzi strappati dopo ore di contrattazione: poi ho scoperto non solo che si poteva fare molto meglio, ma che molta dell&#8217;elettronica acquistata &#8211; ovviamente a prezzi ridicoli &#8211; non funzionava. Penne USB tarocche ma perfettamente confezionate, pile scariche, ma anche finto GoreTex e MadeInItaly(?) a gogo.</p>
<p>Dopo un po&#8217; d&#8217;esperienza si riescono a fare ottimi affari, soprattutto sull&#8217;abbigliamento, e a bilanciare rischio e convenienza.</p>
<p>Yasho è un posto per occidentali: te ne accorgi dall&#8217;inglese, parlato a smozzichi e bocconi da tutti i commessi.<br />
In realtà infatti nessuno in Cina parla inglese (e non tutti scrivono in cinese) se non chi ha contatti con gli occidentali.<br />
English spoken, ma anche Chenglish: e si aprono al cinese le porte del lavoro. Le tonnellate di merce prodotta &#8220;a prezzi popolari&#8221; vengono poi vendute dagli &#8220;english spoken&#8221; a prezzi quasi occidentali.<br />
Cresce così la forbice sociale e la distanza tra città e campagna.</p>
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		<title>Beijing &#8211; la capitale del nord.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 18:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[roberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>

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		<description><![CDATA[Inizia qui un diario postumo del viaggio in Cina. Nella speranza che possa interessare/incuriosire su questa realtà vista spesso con gli occhiali sbagliati. Bei jing / Pechino. La capitale del Nord. Significa proprio questo, Pechino. Noi la chiamiamo così a causa della vecchia traslitterazione: Pe&#8217;king. Arriviamo nella vetrina dell&#8217;impero di mattina e troviamo Clem che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia qui un diario postumo del viaggio in Cina. Nella speranza che possa interessare/incuriosire su questa realtà vista spesso con gli occhiali sbagliati.</p>
<p><em>Bei jing / Pechino. La capitale del Nord.</em></p>
<p><em>Significa proprio questo, Pechino. Noi la chiamiamo così a causa della vecchia traslitterazione: Pe&#8217;king.</em></p>
<p><em>Arriviamo nella vetrina dell&#8217;impero di mattina e troviamo Clem che è venuto a prenderci in aeroporto.  A Pechino atterra il mondo, la chilometrica fila alla dogana scorre veloce, e con un bottone si valuta l&#8217;operato delle guardie &#8211; forse l&#8217;unica forma di voto che c&#8217;è in Cina.</em></p>
<p><em>Appaiono cartelli alla 1984 dove si spiega che &#8220;stiamo lavorando per voi&#8221;.</em></p>
<p><em>Finita la burocrazia inizia il mercato: la prima cosa che fa il turista è prendere una SIM cinese per chiamare a 3¢/min sulla rete nazionale (ma si paga un pochino pure per ricevere): è anche così che la China Mobile tra le prime aziende mobili del mondo. </em></p>
<p><em>Il sorridente Clem ci porta a casa: tra l&#8217;aeroporto e la città c&#8217;è un fiume di macchine  e grattacieli sempre in costruzione. I palazzi spuntano come i fiori di Fantasia.</em></p>
<p><em>Il pranzo italiano si tiene nello stupendo complesso residenziale con golf annesso dove abitano i nostri amici: molti italiani qui abitano in questi complessi dal look californiano&#8230; </em></p>
<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.robertopolli.it%2F%3Fp%3D85&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
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